Intervista a Gian Paolo B. : “se sono vivo è solo grazie al limone”

Gian Paolo B. - in una foto volutamente sfumata - all'epoca in cui non aveva speranze di vita

Ognuno di noi ha uno scopo nella vita. Io ho questa “fissa” per la verità, in qualunque forma. Anche quando non mi piace. Anche quando non la capisco. Allora scatta il mio secondo difetto: la curiosità. In sintesi, voglio sapere…e cerco, studio, sbatto spesse volte il muso contro muri insormontabili cercando, subito dopo, il modo di scavalcarli. Questo, per me, è fare la giornalista. Non fermarmi mai all’apparenza, chiedermi sempre perché. Ho il massimo rispetto per la medicina ufficiale, ha salvato e continuerà a salvare tanta gente. Ma ho anche il massimo rispetto per quella che chiamo “un’altra strada da percorrere, parallela, non invasiva, naturale”. Che siano i medicinali o Madre Natura…l’importante è non smettere di cercare. Anche se, a volte, non basta comunque. Personalmente, sono convinta che valga la pena provare.

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Gian Paolo, nel 2006, ha 42 anni. Vive in Lombardia senza problemi, una vita tranquilla, un lavoro sereno. Repentinamente, senza avvisaglie, comincia ad accusare un respiro affannoso accompagnato da dolori nella zona toracica dalla parte del cuore. Ci racconta questo al telefono, con voce serena, oggi, che di anni ne ha 50. Ma torniamo al 2006, perché la storia di Gian Paolo ha dell’incredibile: dopo qualche tempo dalla comparsa dei malesseri, la convinzione si tratti di qualcosa di passeggero, sfuma.

La visita ricevuta al pronto soccorso della sua città lo tranquillizza ma il dolore persiste: i medici non diagnosticano nulla di preciso, ritenendo pertanto non ci sia da preoccuparsi. I giorni passano, Gian Paolo peggiora e le successive due visite al pronto soccorso, distanziate tra loro di pochi giorni, non rilevano ancora nulla.

Ne parla in casa, coinvolgendo anche i parenti: in questo frangente, un cugino gli consiglia una visita allergologica poiché egli stesso, dopo aver mangiato una torta al pistacchio, ha accusato i suoi stessi sintomi. L’allergologo, non rilevando patologie che possano giustificare il suo stato di salute, gli suggerisce di sottoporsi a un ecocolordoppler.

Il cardiochirurgo che lo visita gli consiglia il ricovero e Gian Paolo rimane in degenza una settimana in una clinica privata. Dopo esser stato sottoposto a innumerevoli esami, alle dimissioni, il referto medico è shoccante: almeno il 25% del cuore ha subito una grave compromissione determinata, forse, da un virus. L’equipe medica – costituita da tre dottori e dallo specialista cardiochirurgo – decreta l’arresto biologico del cuore in un periodo compreso tra una settimana e un mese. La terapia farmacologica suggerita, non sortisce alcun effetto e Gian Paolo, a casa, ormai attende inerme il suo destino: la mancanza di fiato gli comporta continui svenimenti, sempre più ravvicinati nel tempo – tanto da arrivare addirittura a cadenza oraria – e la debolezza lo costringe a letto.

Senza forze, Gian Paolo, a soli 42 anni,  non si alza più!

Una carissima zia, in visita, gli accende una piccola luce: “prova con il limone” –  dice – “pare possa dare dei benefici”. Chi è disperato si appende sicuramente a ogni piccolo barlume, anche dovesse avere il “sapore alchemico” d’altri tempi. Gian Paolo ne fa tagliare uno a metà – da solo non ne ha la forza – ne spreme il succo sulla cute in corrispondenza del cuore e tiene pressato il frutto in posizione. Il primo giorno lo applica per una decina di minuti, aumentando il tempo nei giorni successivi. Forse la sola voglia di crederci gli fa riscontrare dei piccoli miglioramenti. Effetto placebo? Non lo sappiamo (Gian Paolo è convinto di no), ma gli svenimenti diminuiscono di frequenza e i dolori scemano: arriva a consumare fino a cinque limoni al giorno, tenuti pressati sulla pelle anche dopo l’arrossamento della stessa. I frutti, rimanendo inalterati nell’aspetto, sembrano non assorbire nulla del male che affligge Gian Paolo.

Dopo un mese, la rinascita: Gian Paolo riesce ad alzarsi, gli svenimenti sono cessati completamente e, dopo circa tre mesi, non fa più uso del limone posizionato sul cuore.

Sono passati sette anni e il nostro amico ha parlato al telefono con noi. Possiede i referti medici di ogni visita effettuata a suo tempo ma non ha più voluto incontrare i medici che, ormai, lo credono certamente morto.

Perché non li vuoi incontrare, chiediamo?

Dopo che mi hanno sottoposto a esami e a cure che non sortivano effetti, non nascondo che ho paura mi dicano, ancora una volta, che mi resta una settimana di vita”, ci risponde. “Io ora sto bene – continua – non ho bisogno di farmi visitare. Ogni mattina, a stomaco vuoto, bevo un bicchiere d’acqua tiepida nel quale spremo mezzo limone, e continuerò a berlo finché sarò in vita”.

Hai effetti collaterali?

Nessuno, a me non ha dato alcun disturbo, né stipsi né altro”.

E’ la prima volta che la tua storia viene divulgata?

Raccontai anche ad altre persone le mie vicissitudini, ma non ho ritenuto indispensabile farne un caso personale: non volevo dare speranze a chi, purtroppo, di speranze non ne ha più”.

A chi ti conosce e sa qual era la tua situazione, ai detrattori, a coloro i quali credono tu li abbia presi in giro inventandoti una malattia inesistente, cosa rispondi?

Gian Paolo, al telefono, si lascia sfuggire una mezza risata e laconicamente dice: “Ognuno è libero di credere in ciò che vuole e agire come meglio ritiene. Non mi curo di chi, venendo a conoscenza della mia storia,  mi reputa un visionario o un miracolato. Sosterrò sempre che sono vivo solo grazie al limone”.

Gianluca Scorla