OTTO Marzo: OTTO anni di una vita riconquistata da una giovanissima donna!

La toccante storia di una piccola bimba gravemente ammalata e risorta grazie a un generoso donatore che ha permesso un trapianto!

La piccola Sara con la mamma Roberta

La piccola Sara con la mamma Roberta

“A te oggi un buongiorno speciale. Commossa, ti ringrazio, 8 anni dalla rinascita di Sara, hai avuto tra le tue mani la sua vita! Ti abbraccio e Sara ti saluta!”

Un messaggio come tanti, apparentemente! In realtà racchiude in sè l’essenza della vita, di quella vita donata, attesa, bramata e finalmente ottenuta!

E’ il messaggio di riconoscenza e di ringraziamento di una mamma, con quell’affetto vero che solo una mamma può esternare verso chi ha significativamente contribuito alla ripresa della vita della propria figlioletta gravemente ammalata!

Quest’anno, la storia, vede protagonista il numero otto: l’otto marzo era la ricorrenza di otto anni di vita dal trapianto e parte da un ridente paesino del trevigiano adagiato sulla riva del Piave dove Sara, oggi una vivace fanciulla, all’epoca era una piccola bimba ammalata di una rara forma di malattia genetica chiamata “sindrome di Omenn”. Sara viene ricoverata nel reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale di Brescia per le cure del caso ma l’unica cura risolutiva è un trapianto di midollo osseo. Si mette allora in moto il complesso meccanismo di ricerca e un donatore viene individuato non molto lontano, nel centro nord Italia. Un donatore che ha risposto SI alla chiamata e che ha permesso alla piccola ammalata di riappropriarsi della sua vita altrimenti destinata irrimediabilmente al tramonto! I donatori sono i silenziosi eroi dei nostri giorni, che non si tirano indietro quando sono chiamati a dare “un po’ di loro” per la VITA di qualcuno che neppure conoscono; tra le altre cose, la normativa li obbliga a una stretta osservazione dell’anonimato, quindi resta soltanto – talvolta soffocata nel loro cuore – la soddisfazione del bellissimo gesto compiuto! E poi c’è la parte più delicata, quella che si svolge attraverso ambienti a rischio, talvolta ostili come strade, autostrade, aeroporti, quella che permette che la preziosa donazione, proveniente dall’ospedale di residenza del donatore, raggiunga l’ospedale dove l’ammalato è in attesa. Come dice un documento del Centro Nazionale Trapianti, “la Logistica è forse uno degli aspetti più importanti dell’intero sistema trapianti,… perché  La gestione non corretta degli aspetti logistici può provocare ritardi e problemi anche seri in ogni punto del processo”.  Il caso ha voluto che il centro trapianti pediatrico dell’ospedale di Brescia dove Sara era ricoverata, avesse già da tempo deciso di avvalersi della collaborazione del Nucleo Operativo di Protezione Civile, organizzazione di volontari italiana divenuta per la sua capacità operativa eccellenza mondiale tanto che può vantare tra le sue collaborazioni anche la prestigiosa Fondazione Carreras. Sono stati quindi loro ad occuparsi del delicatissimo trasporto e più precisamente il loro direttore – Massimo Pieraccini – che ha commentato: “Anche se di questi trasporti ne facciamo tanti da sempre, ognuno di essi è una storia nuova che ha un valore speciale! Essere, anche se solo per poche ore, il custode di una vita, e ancor più di una giovanissima vita, è un’emozione speciale intensa. Ogni volta non vedi l’ora che la missione finisca, perchè è necessario valorizzare al massimo il gesto di grande generosità del donatore e soprattutto non disattendere l’attesa di chi, ammalato inerte e ricco di speranza, ti aspetta! Contemporaneamente vorresti che la missione durasse all’infinito per le belle sensazioni che ti regala, e per quanto ognuna di queste missioni ti arricchisce!”

Il Direttore Massimo Pieraccini e la piccola Sara

Il Direttore Massimo Pieraccini e la piccola Sara

Roberta, la mamma della piccola Sara e autrice del messaggio che ci ha offerto l’opportunità di scoprire questa bella storia di vita vissuta, ci ha detto:

“Il percorso fatto con mia figlia Sara non è stato dei più facili sicuramente. Una sola speranza ci dava la forza di proseguire questo doloroso cammino: trovare un Donatore di midollo osseo compatibile. In alcune malattie, il prestigioso lavoro dei medici non basta: serve di più, serve la generosità e la solidarietà delle persone. Ed è questo che ho trovato: un mondo solidale. Mia figlia ora sta bene, grazie al suo fratello genetico che ha scelto per lei, ha scelto di darle una possibilità. Non solo, ho avuto il piacere e l’onore di conoscere il NOPC. Un gruppo di volontari strepitosi, che con sacrificio e grande dedizione mettono il loro massimo impegno per portare vita ovunque. Rispondono alle numerose chiamate sia di giorno sia di notte, mettendoci il loro tempo prezioso a volte sottratto alle proprie famiglie. Ho incontrato i loro sguardi, ho stretto le loro mani, insieme ci siamo emozionati perché di fronte al loro lavoro di massima precisione ma anche di anche tensione per le missioni più difficili, non mi resta che inchinarmi. Grazie di cuore da parte mia, di Sara, e di mio marito Graziano.

Roberta Bozzetto ha da poco pubblicato un libro autobiografico dal titolo “Il Fratello genetico”, in cui racconta, in modo minuzioso e affascinante, la sua storia in rapporto alla malattia della piccola Sara.

Massimo Pieraccini