Otto aprile 1932, otto aprile 2012: 80 anni di Fiat 508, comunemente conosciuta come Balilla.
Venne presentata in piena epoca fascista da Giovanni Agnelli al Duce che la volle guidare all’interno del parco della sua residenza romana. Nella situazione economica di allora si ravvisano similitudini odierne: solo quattro anni prima Wall Street subì il crollo e le ripercussioni si fecero sentire ovunque, con un forte calo delle esportazioni. Il mercato interno non poteva certo dirsi fiorente, incidendo, l’automobile, nella misura di una unità ogni 220 abitanti.
A fronte di un diniego chiesto al Duce per una defiscalizzazione relativa alla costruzione della vettura di cilindrata ridotta, il progetto non si arenò grazie alle ingenti forniture di motori per uso aereonautico-militare, che diedero le possibilità economiche di perseguirlo. Alla presentazione, svoltasi al Salone Internazionale dell’Automobile di Milano il 12 aprile, lo stand della Fiat venne preso d’assalto. Il prezzo – il più basso del mercato – è rateizzabile, ma per molti ancora irraggiungibile. Pur essendo definita “ultrautilitaria” dal costruttore, offriva quattro posti, consumava poco ed era elegante, sia nella versione chiusa sia in quella spider.
Le antiquate fotocamere arrestarono il tempo a nomi altisonanti dello spettacolo, ripresi a bordo di quella che fu, per la Fiat, l’auto della svolta. Una campagna pubblicitaria degna dell’epoca attuale, unita all’esenzione per un anno dalla tassa di circolazione, si fece sentire, e i risultati, in termini di ordini, non mancarono. Il Tourig Club, attraverso la sua pubblicazione “Le vie d’Italia”, scrive: “Non giocattolo dalla vita effimera e dalle limitate possibilità, ma vera, completa, superba automobile, fatta per durare e per servire, da accontentare ogni più disperata e severa esigenza”. Anche Piazza San Marco a Venezia, sicuramente tra lo stupore generale, tenne a battesimo l’automobile e le sue sospensioni diedero prova di affidabilità e robustezza nello scendere la gradinata del Campidoglio.
Mossa da un quadricilindrico di 995 c.c. di cilindrata, la piccola vettura, che porta, tra gli altri, anche il nome dell’ingegner Dante Giacosa – futuro papà della 500 – sviluppa 20 cavalli e si muove a una velocità massima di 80 km orari. Il cambio è a tre marce non sincronizzate e i freni sono del tipo a tamburo su tutte le ruote. Un’innovazione quindi, che permise all’Italia di muovere i primi passi verso una motorizzazione di massa, esplosa in tutto il suo fulgore negli anni postbellici.
Gianluca Scorla

VETRINA
