GAS IL (NON PIU’) FRATELLO POVERO DEL PETROLIO – di Domenico M.Calcioli

Pipeline per il trasporto di gas naturale

Mentre il mercato e la borsa del petrolio rappresentano realtà stabilizzate nel tempo, il mercato e la borsa internazionale del gas sono ancora in fase embrionale. Questo è dettato dal fatto che il peso del gas naturale come fonte energetica è cresciuto decisamente soltanto negli ultimi decenni. In passato il gas era estratto solo come residuo nell’estrazione del petrolio, oppure per essere reintrodotto nei pozzi che erano quasi esauriti per facilitare l’estrazione dell’olio combustibile rimanente. Di fatto, quindi, il gas era visto come il “fratello povero”, privo di valore autonomo. Inoltre a pesare sulle caratteristiche dei contratti e delle contrattazioni è anche la natura stessa della materia prima. Il gas oggi è venduto a stock, con contratti a medio e lungo termine (dai 15 ai 25 anni) che prevedono, di solito, alcuni aggiornamenti del prezzo a scadenza prefissata. Riguardando forniture pluriennali e quantità enormi di prodotto, i contratti di vendita del gas hanno la clausola ‘take or pay’: il gas concordato deve essere effettivamente ritirato o gli eccessi di offerta devono essere ugualmente saldati dal Paese consumatore, pena ritorsioni sulle successive forniture. È in qualche modo la natura stessa della materia prima a ostacolare la nascita di un mercato spot o di una borsa internazionale con quotazioni giornaliere: il gas che viene estratto da un giacimento è molto difficile da gestire e un taglio della produzione vorrebbe dire costringere i produttori a ridurre la portata dei pozzi o bruciare gli eccessi o conservare il gas nei siti di stoccaggio (con un considerevole aumento dei costi). Per questo il gas, il cui prezzo è indicizzato, cioè ancorato direttamente a quello del petrolio, non ha prezzi di riferimento validi a livello internazionale, come invece accade per il petrolio, nel cui mercato i prezzi dei diversi greggi vengono fissati sulla base dei prezzi del greggio Brent o WTI. È per questo, inoltre, che non esistono organizzazioni strutturate come l’OPEC. Per superare questa lacuna, nel 2001 a Teheran è stato creato il GEFC (Gas Exporting Countries Forum), che supera la dipendenza del prezzo del gas da quello del petrolio. Il GEFC riunisce intorno allo stesso tavolo i principali produttori mondiali di gas. L’iniziativa è partita da Russia e Algeria. Per i membri del Forum, l’obiettivo è influenzare sia il prezzo che l’offerta e soprattutto svincolare il prezzo del gas naturale da quello del petrolio. I paesi che partecipano il Forum sono: Algeria, Brunei, Indonesia, Iran, Malaysia, Nigeria, Oman, Qatar, Russia, Turkmenistan e Norvegia, sebbene quest’ultimo solo in qualità di osservatore. Lo scopo cui tendono i paesi aderenti a quest’organizzazione, grazie anche alla possibilità offerta dal GNL (gas naturale liquefatto), di poter liquefare e rigassificare il prodotto in realtà non raggiunte dai gasdotti, è quello di “emancipare” il prezzo del gas dotandolo di un mercato proprio, che sarebbe, per le ragioni sopra discusse, meno volatile rispetto a quello del petrolio.

Domenico Maria Calcioli