LE “CREATURE” DI ERMANNO BAZZOCCHI di Gianluca Scorla

MB 339, un passaggio della Pattuglia – foto by Wikipedia

Dieci velivoli, un unico cuore palpitante sotto la divisa quanto perfettamente disegnato nel cielo: il “cardioide”, figura acrobatica tracciata dai fumogeni bianchi, la Pattuglia Acrobatica Nazionale ha ricordato, domenica 24 giugno, le popolazioni dei terremotati, volando nei cieli di Cinquale, località balneare in provincia di Massa Carrara.

La spiaggia gremita di volti all’insù ha reso omaggio a quella che, a ragione, viene definita la Pattuglia Acrobatica migliore del mondo: i professionisti del volo che, decollando da Rivolto in provincia di Udine, si presentano con i fumi del tricolore nei cieli italiani ed esteri durante la stagione delle rappresentazioni.

L’aereo?   Un MB 339 PAN, un Macchi Bazzocchi: di progettazione e costruzione totalmente italiana, venne progettato dall’ingegner Ermanno Bazzocchi e costruito dalla Aermacchi. Biposto in tandem con la postazione per il secondo pilota scalata in ordine di altezza per permettere una maggior visibilità, deriva, distinguendosi per questa caratteristica, dall’MB 326. La propulsione è affidata a un solo motore a getto che gli permette di raggiungere la quota di tangenza di 46.000 piedi (15.000 metri), una velocità massima di 0,8 Mach, consentendogli di fermare il variometro – strumento che determina la velocità ascensionale – a 33,5 m/s.

A queste elevate prestazioni si abbina anche la capacità di poter operare da piste corte con velocità di presentazione in finale (per l’atterraggio) di soli 100 nodi.  E’ un velivolo in dotazione alla Pattuglia da ben 30 anni: sostituì infatti il G 91 nel 1982 e venne adottato da diversi Paesi stranieri per merito delle grandi doti di manovrabilità e sicurezza.

Tutti conoscono l’esistenza della Pattuglia Acrobatica Nazionale, pochi sanno con quale aereo volano i piloti, molto pochi hanno mai sentito nominare Ermanno Bazzocchi: ingegnere di Tradate, classe 1914, conseguì il brevetto di aliantista e realizzò l’esemplare “Littore” denominato EB-1 col quale vinse, nel 1936, i Littorali della Cultura, Accademia fondata dal Governo in cui conversero i maggiori ingegni dell’epoca in ogni campo, culturale e tecnico.  Laureatosi al Politecnico di Milano due anni più tardi, prestò servizio militare presso il Genio Aereonautico e conseguì il brevetto di pilota civile.

Gianluca Scorla a bordo del Macchino MB 308 I-ATAA intorno a metà degli anni ’60

Diversi furono i suoi progetti e tra i più famosi ricordiamo l’MB 308  denominato “Macchino” e, appunto, l’MB 339.

Il Macchino, monomotore biposto ad ala alta dotato di propulsore Continental da 90 cavalli, vide la luce nel 1947: era capace di volare sfiorando i 200 Km/h di velocità massima e venne adottato dagli aeroclub come aereo da turismo e da addestramento. Oggi è un mezzo d’epoca e solo qualche esemplare è rimasto in linea di volo. Quello marcato I-MARA è di stanza all’aeroporto della Comina nel pordenonese, mentre l’I-ATAA riposa presso il Museo del volo di San Pelagio, ai piedi dei Colli Euganei.

Il Macchino I-ATAA a riposo a San Pelagio – foto by GLS

L’ingegner Bazzocchi, dapprima assunto alla Macchi, ne divenne in seguito amministratore delegato, dedicandosi a collaborare con gli Atenei di Bologna nella sede di Forlì e col Politecnico di Milano. Proprio la facoltà d’ingegneria di Forlì gli conferì, nel 2005, poco prima della scomparsa, la laurea ad honorem in ingegneria aerospaziale.

La cultura del volo in Italia non ha mai preso molto piede e chi vola, per turismo o per passione, spesso ancor oggi viene considerato pazzo. Ma il volo è insito nell’uomo fin dall’antichità e ricordato persino nella mitologia di Febo: fu Dedalo a costruire le ali con delle penne d’uccello in cui trovò la morte il figlio Icaro perché, preso dall’ebbrezza del volo, volò troppo vicino al sole e il calore ne sciolse la cera con la quale erano attaccate.

Leonardo progettò varie macchine volanti tra le quali l’ornitottero verticale e a bicicletta. Nonostante non si sia mai alzato da terra, non smise mai di sognare di volare e, grazie ai suoi esperimenti, gli uomini che lo seguirono poterono continuare il suo sogno.

“ Se non per merito mio, per merito di un altro, ma l’uomo volerà………….Se la pesante aquila può sostenersi volando nell’aria rarefatta, se le grosse navi possono, con l’aiuto delle vele muoversi sul mare; perchè non potrebbe l’uomo, solcando l’aria con ali signoreggiare i venti e levarsi in alto da vincitore?” A fianco alle sue parole, un disegno di ali con un sistema di aste e di corde per muoverle e un timone: non voleranno mai.

Il gesuita Francesco Lana, bresciano, nonostante fosse sordomuto, descrisse in un suo libro un progetto in cui intendeva “fabricare una nave, che camini sostenata sopra l’aria a remi, e a veli”.

Di lì a breve i fratelli Montgolfiere sollevarono da terra l’antesignano di quell’oggetto volante che ancor oggi porta il loro nome. Il tempo trascorse e fu costellato da insuccessi e successi ma le ali, secondo la premonizione di Leonardo, arrivarono.

Anno 1903, giorno 17 del mese di dicembre: i fratelli Wright compirono per primi un volo della durata di soli 12 secondi, ma non fu un balzo nell’aria, fu un vero e proprio volo. Da qui in poi i passi furono da gigante, anche con l’apporto di Ermanno Bazzocchi.

Gianluca Scorla