La società moderna ci ha abituati a comprare e a usare, spesso senza pensare. Acquistiamo un qualsiasi oggetto e ne facciamo un determinato uso, materiale o spirituale che sia. Un telefono cellulare è acquistato per le sue peculiarità non solo telefoniche ma anche per quelle di coronamento, ormai indispensabili, di navigazione in internet, di gioco, e perché no, a volte anche per il solo appeal!
Un CD musicale si acquista per soddisfare lo spirito tramite la musica in esso incisa, secondo criteri musicali del tutto soggettivi.
Lo stesso spirito ci muove nel campo della cinematografia: un film d’azione, d’avventura, d’amore o una commedia, visti comodamente dal divano di casa, appagano la nostra voglia di immedesimarsi in determinati stati d’animo.
Ma dietro ogni oggetto c’è la sua costruzione, che parte da un progetto, da un’idea che si prefigge lo scopo di raggiungere le masse, solitamente per ricavarne un business.
Lo stesso progetto, lo stesso modo di pensare e agire, si trova anche in quelle “costruzioni” no profit, per le quali non è stato impiegato un minor impegno.
Recentemente abbiamo pubblicato un articolo e il link al video di Madre Patria: é questo uno dei quei rari casi d’impegno intellettuale, ma non solo, creato per colpire il cittadino. Chi ha visto il clip, chi è andato oltre le parole dell’articolo, ha visto un “prodotto finito”, servito “caldo” – era il 2 giugno – sui monitor.
Per la sua realizzazione, cinque minuti comprensivi di titoli di coda, è stata impiegata quasi un’intera giornata. L’infaticabile Graziano Bicelli (Bice 1959) ha caricato da solo, poco dopo l’alba, il camioncino con pianale chiesto in prestito alla ditta per la quale lavora e ha percorso una trentina di km per raggiungere il luogo delle scene. Qui ha trovato l’intero staff: dal regista alla costumista e, per fortuna, anche gli attori.
Il montaggio delle macchine da presa ha richiesto tempo e precisione: sono state testate le inquadrature e gli effetti della luce e dei colori fin quando tutto è sembrato pronto. Come nei migliori e più blasonati set, in cui spesso i ruoli non sono rispettati, anche nella realtà di Saturno 9, i “capricci” di un’insofferente protagonista hanno imposto di smontare ogni apparecchiatura e di ricollocarla nei pressi di un teatro d’inquadratura alternativo.
Molte sono state le scene girate più volte per raggiungere l’apice della soddisfazione secondo gli schemi mentali del regista. Quando il sole, nel suo moto apparente, si è spinto nel punto più alto del cielo, i suoi effetti non sono rimasti nascosti. Nel clima si sono avvertiti, oltre al calore, anche la tensione degli animi, tensione che i comunque i magistrali scatti del backstage fotografico non sono riusciti a cogliere e a immortalare.
Fili di corrente, il ronzare del generatore, “caterina” – il braccio oscillante che dà il moto alla camera principale – bottiglie d’acqua e ombrellini parasole, treppiedi e camere secondarie, hanno accompagnato le persone nell’animazione dell’intero set.
Quello che il video non ha raccontato, è stato “catturato” dalla fotocamera di Federico Benussi: il fotografo ha fermato, in una sequenza di singoli attimi, una giornata di lavoro regalando al mondo dell’arte i momenti del “dietro le quinte di Madre Patria”, l’ultima opera di Saturno9.
Gianluca Scorla


VETRINA

Mio desiderio ricordare la straordinaria collaborazione della costumista Mariarosa Minuzzi e la fanciullesca innocenza dei giovani protagonisti Giulia Pavanello ed Edoardo Castana.
BIANCOLEONE