Titoloni da prima pagina incendiano i giornali, cartacei e non, gridando allo scandalo.
E’ il volto dell’Italia bigotta, vecchia di pensiero e popolata da timorati di Dio che trascorrono la giornata col rosario tra le dita, è il volto della realtà in un Paese che “presta” parte del suo territorio a Santa Romana Chiesa. E i titoloni continuano a imperversare: tutti simili tra loro recitano la scoperta, da parte d’investigatori armati di pipa e cappello stile Sherloch Holmes, dei centri massaggi che praticano non solo…..massaggi.
Quasi assimilabili alla scoperta dell’acqua calda, lo stupore e l’indignazione fanno capolino tra i vapori delle jacuzzi a disposizione del cliente.
La pratica, antica quanto l’uomo (e la donna), venne dichiarata illegale in Italia nel 1958, facendo sussultare certamente più di qualche cuore che si è visto, dall’oggi al domani, defraudato della possibilità di godere “dell’arte meretricia”.
Angelina (Merlin n.d.a.)non avrebbe potuto certo – spronata senza dubbio anche dal nome che portava – lasciar che gli italiani che rappresentava quale membro dell’Assemblea Costituente e prima donna eletta in Senato, continuassero a vivere nel peccato.
Fu la legge numero 20, universalmente conosciuta come Legge Merlin, che mise le “cose a posto”, radendo al suolo quanto voluto da Camillo Benso di Cavour con un decreto datato 1858 e con l’emanazione, due anni più tardi, del “regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”. Probabilmente non era uno “stinco di Santo” Francesco Crispi- eletto Presidente alla Camera nel 1876 – dato che fu addirittura accusato di bigamia, ma il testo della sua legge datata 1888 regolava chiaramente i luoghi in cui si potevano aprire locali destinati alla prostituzione: lontani da luoghi di culto, asili e scuole.
Quale fu realmente il risultato della legge Merlin? Che “le case chiuse” (così definite per l’obbligo- sancito da Crispi – di tener le persiane chiuse) vennero di fatto chiuse ma aprirono una….porta sul retro.
Da allora, è passato oltre mezzo secolo: le cose non sono cambiate se non che, oltre alle “porte sul retro”, sono proliferate una serie di strutture mascherate. Non sono quindi cresciute generazioni di cittadini “virtuosi” quanto di uomini che hanno fatto di necessità virtù.
Al cospetto di una cecità della classe di Governo, timorosa forse dell’anatema che lancerebbe il sommo Pontefice qualora la “professione” venisse ratificata, l’argomento prostituzione, in Italia, rimane un tabù se escludiamo qualche timida proposta di regolamentazione che non ha avuto seguito.
L’italiano, intraprendente per natura, si è da sempre ingegnato, si è inventato, ma la globalizzazione ha portato via lavoro (non regolare) agli autoctoni. Sono infatti per lo più capitanati da cinesi – basta uno sguardo veloce tra le pagine dei mercatini on line alla voce “massaggi e benessere”- questi moderni atelier del massaggio e, come nel sottobosco crescono in una notte i funghi, alla stessa velocità, nei meandri delle città nascono i centri, con tanto di autorizzazioni e timbri degli enti preposti al rilascio delle licenze.
A più voci si grida al modernismo, alla riapertura delle “case di tolleranza” (ma chi doveva tollerare allora, erano le legittime mogli o lo Stato?) che disciplinerebbero finalmente, e di nuovo, il “mestiere”.
Obbligatorietà di controlli sanitari e regolamentazione fiscale sarebbero i primi aspetti positivi. La circolazione stradale risulterebbe maggiormente scorrevole per via dell’eliminazione del sottoprodotto dei centri massaggi – la prostituzione nella pubblica via – che imperversa nonostante la comparsa di anacronistici cartelli di “divieto di fermata per contrattazione prestazione sessuale”, cartelli pagati dai cittadini e che ovviamente non hanno alcun effetto. Il forte degrado della persona e del territorio non verrebbe più, finalmente, ad essere sotto gli occhi di minori, bigotti, ma anche di semplici cittadini che desiderebbero la quiete e la pulizia sotto casa .
Violenza, maltrattamenti, droga e deterioramento ambientale sono ancora all’ordine del giorno in questi ambienti, sempre più gestiti da stranieri non in regola con i permessi di soggiorno. Ma lo Stato continua nella sua miopia, ormai degenerata in catarrata. Patologia che, al giorno d’oggi, si cura in day hospital permettendo la riacquisizione di una vista perfetta.
Vista che sembra funzionare, più o meno bene, in altri Paesi: in Turchia ad esempio è legale la prostituzione in strada ma anche nei bordelli regolati dal Governo; in Giappone è vietato il sesso vaginale ma non quello orale. I Paesi Bassi sono riconosciuti come all’avanguardia nel campo e in Germania e Svizzera la pratica è legale. La pena di morte vige invece – ma non potevamo pensare fosse diversamente – nei Paesi musulmani.
Quindi, Paese che vai usanza che trovi, dice il detto, ma si potrebbe anche dire che, occhio (del Papa) non vede, cuore non duole.
Nel silenzio del problema, in Italia lucciole on line. org è un comitato per i Diritti Civili delle Prostitute che ha ottenuto nel 2004, dopo 18 anni di attività, l’iscrizione all’anagrafe regionale delle ONLUS : nessuno sa che nella dichiarazione dei redditi è possibile destinare il 5 per mille a quest’associazione
Continuiamo allora a leggere i titoloni che i poveri giornalisti, falsamente increduli e stupiti, “sbattono” in prima pagina per creare scoop.
Come se internet non esistesse e il tutto fosse sconosciuto!
Gianluca Scorla

VETRINA

Bellissimo articolo…non avrà eco in un italia sorda e bigotta.